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Campo dei Fiori Trail: 38 km 2000 d+…ma le emozioni passano da altro.

  • Immagine del redattore: Emanuele
    Emanuele
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 6 min
Una delle partenze
Una delle partenze

Non corro un “quasi” ultra da 5 anni. 

Non corro, o comunque non ho corso praticamente per 3 anni e mezzo. Ed inutile stare lì a fare l’elenco dei malanni, delle motivazioni, dei perchè, per come e per quando; a chi interesserebbero?


Ho ricominciato a correre, più o meno seriamente, da circa 6 mesi. Da quando quel manipolo di “mariuoli” dei mie atleti, mi hanno convinto a seguirli nelle gare. Non come coach, al loro fianco, ma anche come atleta. Purtroppo ho una “sfiga”. Se le cose le faccio, le faccio bene, altrimenti neanche ci sto a perdere tempo. Averne poi, di tempo. 


Fatti i dovuti programmi annuali su obiettivi fisici, di tempi, di crescita, di eventi ai quali partecipare, ho cominciato a prepararmi insieme a…me stesso. Con mostri e scheletri di entrambe le parti. Quella dello Ianna atleta e quella dello Ianna coach. Ecco, se non mi conoscete, meglio, se mi conoscete sapete che sono un fottuto serial killer con me stesso. Bastardo anche come coach di sé stesso, anzi, peggio.


Sono arrivato così a programmare una stagione in base ad incastri e questo weekend mi avrebbe diretto verso il nord, verso Novara per una gara di un mio caro e vincente atleta. Allora ho cercato un evento che avrebbe potuto rendere questo weekend non solo lavorativo ma anche allenante e sfidante. Nella fortuna di trovare il Campo dei Fiori Trail ho avuto la “sfiga” che la distanza alla quale avrei voluto partecipare era di domenica. Ma io non potevo. Io atleta. Io coach avrei avuto un impegno, che non si incastrava con quello di atleta. Rimaneva la 38 km. “Faccio il botto”. “Non ce li ho quei chilometri”. “Quel dislivello poi?”. “Lascia stare. Fai una sgambata il sabato e poi vai alla gara”. 

Un passaggio abbastanza tecnico
Un passaggio abbastanza tecnico

Si, glielo racconti tu allo Ianna atleta, o quel che ne rimane. Devo dire che la gara è stata convincente. Mi è sembrata da subito qualcosa che sarebbe valsa la pena fare. Devo altrettanto dire che sul quell’ansa del lago di Varese non ci ero mai neanche passato vicino. 

Vai. Facciamoci un po’ male. Prepariamo questo Campo dei Fiori…che sarebbe potuto diventare un campo del pianto, senza fiori ma solo lacrime amare…e invece. 

Cerco di allungare un po’ le distanze, anche sfruttando qualche iniziativa del mio nuovo team bolognese, il Bologna Trail Team. Qualche altra scorribanda sui colli bolognesi, un trail da 20km ai confini tra romagna e toscana ed è l’ora di presentarsi sulla start line. 

Vuoi non dimenticarti qualcosa? Per un 38 km non serve chissà cosa, chiariamo, ma il materiale obbligatorio devi portarlo, per regolamento e per sicurezza. Lo zaino, manca lo zaino, alle 21 del giorno prima della partenza. Che è alle 7, mica posso andare a comprarlo al negozio. Metto mano alla rubrica del telefono per capire chi poteva essere da queste parti e ho la fortuna di trovare il grande RAF che, qualcuno glielo aveva predetto, ha comprato un bello zaino nuovo proprio il venerdì pomeriggio. Incredibile. Mi “riattrezzo”, bottiglie di fortuna e una borraccia di alluminio che a ogni passo di corsa mi incrina le costole. Tant’è, potevi svegliarti. Quaglia!

Lo start non è dei miei preferiti. E’ veloce, è corribile. Sale, ma non troppo. Se corri spendi, se non corri sei piantato. Trovo quella via di mezzo che mi fa fare fatica, mentale proprio. Vorrei camminare, almeno fino a quando non scaldo bene le gambe. L’aria è fresca alle 7. Si scalderà strada facendo ma io parto coperto. Odio patire il freddo in gara e in allenamento. Mal che vada mi spoglio. 

Poi inizia la rumba, ma mi sono scaldato e corro bene, mi sorprendo. Tengo il gas mezzo chiuso. Ho paura di rimanere senza benzina. Parto col serbatoio mezzo pieno e quel che c’è deve essere portato alla fine. Poi, finalmente si sale. Una salita non tecnica prima di arrivare al Sacro Monte di Varese (sito Unesco). Una sorta, anzi senza sorta, di via crucis, con cappelle per ogni stazione, una pavimentazione infima e scivolosa, ma tanto, tanto suggestivo. Non me ne rendo subito conto ma me lo godo curva dopo curva tra un rilancio e una salita camminata.

Santa Maria del Monte panorama
Santa Maria del Monte panorama

Tralasciando l’aspetto “sacro” del quale mi interessa il giusto, apprezzo la bellezza dell’idea, il gusto nella scelta del posto, la bellissima architettura che veleggia sulle colline del Parco Naturale di Campo dei Fiori con vista lago. Una scoperta. Si scherza poco però e da poco dopo comincia una cresta molto poco simpatica a chi patisce un minimo di vertigini. Quasi esposta, scivolosa, che richiede attenzione e sulla quale non si può spingere in discesa. Anzi. Un lungo cordone si forma verso valle nel quale rimango imbottigliato per un po’ e dal quale non esco per evitare di mettere in pericolo me e gli altri concorrenti. Poi si apre un po’ e in due o tre apriamo il gas in discesa per approcciare la seconda salitona irta, da soli. Qualche saliscendi e una lunga picchiata verso Rasa di Varese. L’altimetria parla chiaro. Trasferimento veloce verso l’ultima asperità di giornata. 990 metri di ascesa mi consigliano di rimanere con il gas ancora mezzo chiuso. Ne mancano ancora 1000 e se arriva “la cotta”, mi riprendono col cucchiaino li in mezzo. Passo dopo passo, dentro un bosco aperto con un sentiero nel quale scorre acqua da tutte le parti che lo rende molto infido. Primo step sembra fatto e segno 1500 di ascesa. Poi si corre. Si corre? Mmmm, mi puzza.

E infatti. Arrivano le scale della vecchia funivia. Miseria che brutta vista. E chi le aveva considerate?

Le scale della vecchia funivia
Le scale della vecchia funivia

Sono assolate, ai raggi del sole che battono da un po’ e che hanno scaldato l’aria. Tolgo mantella e gambali, mangio e bevo. Riparto. Bestemmio. Salgo. Bestemmio per le mie idee maledette. Sbuffo, ma sono finite. Tratto in costa surreale tra bandiere nepalesi e corrimano protettivo. Evito di guardare in basso. E’ alto. E’ da dove sono salito e per la prima volta mi dico: “Eh, forse è quasi fatta baby”. Non ancora prima di arrivare al ristoro in cima all’Osservatorio. Ecco lì mangio, bevo coca cola che in quei momenti è come bere acqua fresca a 45° gradi. Si raddrizzano le antenne per cominciare la prima discesa, tecnica, sassosa ma davvero bella e godibile. Lascio andare, mi piace, sono relativamente leggero anche se comincia qualche dolore, qualche decina di dolori. 

Si ricorre in pianura su strada sterrata in leggera salita, ma proprio non ne ho molta e alterno. Anche gli altri sembrano non goderne molto di questo tratto ma che preannuncia la picchiata finale. Non prima di arrotondare il dislivello a 2000+. Poi giù verso l’arrivo. Chilometri e chilometri di accelera e frena, curva salta, accelera, frenaaaaaaa. Parte una caviglia. Riparte. “Non rompere, sei arrivata. Se mi molli in mezzo a questa pietraia ti taglio”. 

Santa Maria del Monte
Santa Maria del Monte

Dal nulla l’asfalto. Che tu sia benedetto per una volta nella vita. Ti odio. Sai bene quanto. Ma ora sei mio amico e ti corro e rincorro fino alla finish line dopo 4.55 ore. 

Mangio come se non ci fosse un domani. Ancora coca cola prima di integrare seriamente. Sono contento, molto, molto contento. Ho corso fino alla fine, Ho corso spingendo fino alla fine e non era scontato per niente. Il serbatoio peraltro non arriva vuoto. Anzi, qualche altro centinaio di metri di dislivello ci starebbero anche eh. Ma è ora di riposarsi e ripensare a quanto mi sono divertito su questi sentieri. Un posto sorprendente. Una gara bella, organizzata bene. Segnalata altrettanto bene e “rifornita” al top. Costo da gara “importante”, ammortizzabile a pensarci per tempo. Se devo fare un appunto? Boh, non so. Forse il pasta party? Io non lo avevo. Non ho capito perchè. Era a pagamento? Fatto sta che provvedo a mangiare in un posticino davvero particolare…qualcosa che finisce per Brut, ma proprio buon che qualcuno aveva scelto per me causa marachella. 


Vi aspettavate un report da coach? Scusate, ma non sono per me. Quando li leggo dai miei colleghi mi cala il latte alle ginocchia. 

Se volete preparare un campo dei fiori, una mezza, un triathlon, una stagione in bici…ci sono! 

A l’huego…baby!


Ianna


Pic: Campo dei Fiori Trail Facebook

 
 
 

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