Veroli Winter Trail: il ritorno
- Emanuele

- 15 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Se c’era un buon modo per tornare a mettere il pettorale, non poteva che essere questo.
Dall’ultima volta sono passati 5 anni, in cui in mezzo ci sono stati cambiamenti “epocali” di vita, professione, di salute. Qualche menisco in meno, qualche chiodo e placca in più, un Guinness e un bel rooster di atleti. Ecco, questo è il motivo maggiore di vanto che mi accompagna al Winter Trail nel mio paese natale. Portare un buon numero di “miei” atleti a correre sui sentieri che mi hanno visto crescere, posti indimenticabili ed indimenticati che ogni volta regalano emozioni. Quelle emozioni quest’anno ho voluto fortemente provare a condividerle con loro e forse, dai loro sorrisi, dai loro feedback, forse, ci sono riuscito.
Il Veroli Winter Trail è un evento che ormai da anni apre la stagione del Trail Running. Una gara “quasi” storica, che atleti del centro Italia hanno ben compreso che è davvero un peccato non correre. Se dalla sua il trail ha il fatto di essere il primo, dall’altra ha il dono di portare dietro i kg accumulati durante le feste. Molti trovano la motivazione giusta per scappare dalle tavolate, consci di quello che i Monti Ernici gli riservano al rientro in gara. Altri, invece, si lasciano andare sperando di smaltire tutto in un sol colpo…

Io sto in mezzo. Sto nel limbo di coloro che sono riusciti a programmare qualcosa per arrivare pronti ma non troppo, allenati ma non in forma e che durante le feste hanno mangiato abbastanza e cercato di smaltire con corse o attività sporadiche legate più ai sensi di colpa che ad altro.
Dal 2020 non programmo. Dal 2020 non ho più avuto il piacere di allenarmi per obiettivi, ma farlo solo per non decadere e vedere anni di sacrifici andare in fumo. Sono stati loro, i miei atleti, a chiedermi di tornare in pista, non solo come coach, ma come atleta. E’ un po’ un grande “equivoco” quello che il coach deve essere per forza un buon atleta. Lo trovo corretto per carità, trovo che un coach necessiti anche di esperienza, sudore sul campo, che abbia vissuto eventi importanti, sfide e che sappia cosa significhi la sofferenza, la costanza, l’applicazione.
A Veroli volevo esserci e volevo esserci con loro. Lo merita Veroli, lo meritano i ragazzi dell’Ernica che ormai hanno trovato la giusta alchimia per organizzare un bellissimo evento nel cuore pulsante di un borgo medievale che grida vendetta e importanza; per la sua storia, per il suo fascino, per le sue montagne, per le sue tradizioni.

Se poi a tutto ciò aggiungiamo la neve sulla parte alta del percorso che regala quell’ulteriore tocco di romanticismo che gli atleti apprezzano e desiderano, allora l’esperienza può considerarsi completa, appagante. Nonostante tra quei vicoli io ci abbia trascorso ore intere a giocare a guardie e ladri, nascondino, pallone, correre e salire scalino dopo scalino dalla “piazza” a “Santoloce” mi fa stare sempre all’erta. Troppo gas nella prima parte, ne prevede meno nella seconda per ovvi motivi. Poco gas su quegli scalini ti relegano nelle retrovie a discapito dell’”amor proprio”. Giusto compromesso fino “alla Torre” dove le pendenze diventano importanti. Una vera e propria scalata fino a San Giacomo, monte dei Verolani, che chiede, sempre, il conto nei chilometri finali. Poi un lungo sali scendi fino al ristoro “da Ferdinando”, la tanto attesa “Cantina Aperta” che delizia per cibarie, bevande, salate e dolci, per tutti i gusti. Poi una fantastica discesa dove ci si accorge sempre di quanta benzina c’è ancora nel serbatoio. “Eh, se ne avessi avuta di più avrei…potrei…”. Ma non è mai abbastanza, almeno per quel momento. Capisci sempre che avresti potuto fare di più. Ma quello è, e il pensiero va ai dislivelli prossimi, che pochi non sono. La luce è vedere di nuovo le antenne della parte alta di Veroli. Sai che lì, nel bene e nel male è finita. Poi discesa, veloce verso il traguardo. Le gambe che gridano, i quadricipiti che imprecano, i vasti mediali che si contraggono, fascicolano…e non si rilassano.

Arriva la fame e i desideri vengono prontamente esauditi dopo il traguardo. Se c’è un ristoro che in tanti dovrebbero copiare è quello del Winter Trail a Veroli. Dolci fatti in casa dalle ragazze dell’Ernica. Bevande, calde e fredde, prodotti tipici e una pasta e fagioli imbarazzante per bontà e quel desiderio di ripristinare le scorte di glicogeno, immediatamente appagato.
Bravo Veroli Winter Trail. Sei cresciuto. Sei diventato grande e ricercato. Ti amano in tanti e in tanti vorranno scoprirti in seguito. Ti prometto che ci sarò, io, con il mio team a cercare buone prestazioni ma soprattutto grandi emozioni.
Pics: Fotoforgo







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